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Lieto Evento in casa F.I.Bi.S.
22/09/1990
La Vetrina di CIGAS
Imola, 22 settembre 1990: una data storica per la specialitÓ boccette. Nasce, immediatamente, la nuova specialitÓ denominata "boccette internazionali" voluta e realizzata dalle massime autoritÓ federali - in primis il Presidente Rossetti - concretizzata con la disputa di 4 Tornei televisivi riservati a sedici giocatori scelti dai competenti organi tecnici, con un regolamento rivoluzionario che promuove il gioco spettacolare ed aumenta il tasso tecnico e dinamico di una specialitÓ ormai - a mio parere - stanca ed involuta. Sembrano giÓ lontani i tempi del referendum che impietosamente bloccava una trasformazione della specialitÓ, ed Ŕ inutile ritornarci sopra anche se, come ormai sappiamo, molti hanno poi confessato di non aver riflettuto abbastanza, allora, comunque sia, il risultato del referendum Ŕ stato rispettato: le boccette, tradizionali, vivono ancora, anche se - sempre a mio modesto parere - seriamente ammalate. Il tempo ci dirÓ se il nuovo germoglio crescerÓ tanto da curare e guarire tutti i mali, veri e presunti, della specialitÓ boccette. Certo Ŕ che venerdý 21 settembre, in terra di Romagna (gli imolesi sostengono di essere romagnoli), la TV di stato ha ripreso un emozionatissimo campione d'Italia, Rossini Vando (Reggio Emilia), nel primo set della partita che lo vedeva opposto a Montroni Guido (Bologna), doppiamente emozionato per il fatto di rappresentare la cittÓ di Imola e tutta Italia ha visto il battesimo della nuova specialitÓ. Per i motivi appena esposti la prima trasmissione non Ŕ stata molto brillante ma il giorno dopo, sabato 22, nel collegamento pomeridiano, la TV ha ripreso entrambe 4 semifinali, l'anconetano GALASSI Silvano contro il ravennate MOLDUZZI Luca, ed il derby forlivese, CICOGNANI Brunaldo contro MERLONI Marco. Quattro set, uno pi¨ bello dell'altro, con un indice d'ascolto da far paura... a CifalÓ e compagni.
La finale, in differita ha poi fatto il resto, e Silvano GALASSI, il primo finalista del Campionato Italiano, ha vinto con pieno merito, dimostrando, con un gioco brillante e spettacolare, di essere stato il miglior interprete della nuova specialitÓ. Molte cose importanti ha dimostrato questo primo torneo, al di lÓ di tutto, sia delle opinioni dei tradizionalisti che "non vedono" il biliardo internazionale per le boccette, sia delle immancabili polemiche sulle scelte dei 16 nazionali. Prima di tutto il biliardo: questo strumento Ŕ, senza alcun dubbio, molto pi¨ "tecnico" del tavolo tradizionale e non potrebbe essere altrimenti visto che Ŕ lo stesso dove si gioca il gioco pi¨ tecnicamente sofisticato che esista, la carambola. Il gioco d'accosto, che Ŕ la caratteristica basilare delle boccette, Ŕ l'ideale per le geometrie classiche di questo biliardo. La bocciata, contestata da molti per il famoso "rientro" che viene definito "non regolare", Ŕ solo una questione di abitudine, e di tecnica GALASSI (chi non ricorda l'immagine televisiva della sua impostazione in diagonale per dare alla bilia gialla meno "taglio" possibile?) ha capito meglio di tutti quale fosse il modo corretto di eseguire il tiro, prova ne sia che Ŕ riuscito a realizzare il 12 per pi¨ volte. La lunghezza di ogni "set" potrÓ essere verificata ancora, ma penso francamente che sia ideale ed inoltre i tre set danno tutto il tempo al giocatore che "parte male" di riprendersi in tempo togliendo l'incubo della partita unica senza appello. Il regolamento, adesso. Personalmente avrei preferito l'abolizione del filotto in modo da "moderare" il punteggio massimo realizzabile in un sol tiro (24 punti) ma occorre considerare che si tratta di un tiro molto difficile da realizzare, che si pu˛ verificare piuttosto raramente in partita, in una partita breve come questa. D'altra parte occorre semplicemente rendersi conto che quando un giocatore raggiunge quota 17 Ŕ giÓ teoricamente in partita ed Ŕ l'avversario che deve metterlo in condizione di non poter "chiudere". Ci˛ che rende emozionante la partita Ŕ proprio il fatto che esista questa possibilitÓ. Ho giÓ sentito l'osservazione critica che Ŕ in teoria possibile chiudere la partita in due soli tiri: ebbene questo Ŕ vero, ma si tratta di pura e semplice teoria. La realtÓ dice, ed anni di esperienza ce lo confermano, che per lo spettatore la partita Ŕ veramente interessante solo quando Ŕ vicina alla conclusione, quando, per fare un esempio classico, manca il classico filotto e mentre il giocatore s'appresta al tiro, che pu˛ concludere, gli attimi d'attesa ed il silenzio che li accompagna raggiungono alti vertici di "suspense".
Ebbene questo tipo di partita raggiunge questa situazione dopo i primi 17 punti realizzati e da quel momento pu˛ essere chiusa in un sol tiro ma in pratica - e i 40 matches di Imola (circa 120 set) lo dimostrano - ci˛ non accade e la partita dura ancora per un certo tempo, durante il quale l'attenzione dello spettatore, e dei giocatori, Ŕ sempre altissima. Che io ricordi, solo Merloni Marco, nel secondo set di semifinale contro Cicognani Brunaldo, proprio nell'attimo in cui Franco Trandafilo, il cronista RAI, stava chiudendo il collegamento, ha realizzato uno splendido 20 di calcio che Ŕ stata l'ultima, fortunatissima immagine televisiva di sabato pomeriggio. I commenti del dopo-Imola sono estremamente lusinghieri: alcuni amici, qualificatissimi osservatori e studiosi di biliardo, ma non boccettisti, sostengono che la partita di boccette, cosý come s'Ŕ vista alla TV, Ŕ molto, molto interessante. Ancora una volta il nostro carismatico Presidente ha colpito nel segno: Ŕ ancora presto, forse, per giudicare, ma - lasciatemelo dire - questo neonato Ŕ sano, forte e bello. Da questi presupposti mi sorge spontanea una raccomandazione per tutti gli amici boccettisti. Evitiamo sterili polemiche, come quelle giÓ sentite, sulle scelte dei "nazionali" per esempio: siamo appena partiti, abbiamo tempo di limare, correggere o modificare se ci sarÓ bisogno di farlo: per ora godiamoci questo momento, e prepariamoci al secondo appuntamento, con fiducia e con ottimismo verso un vicino futuro pieno di soddisfazioni. Mai come in questa occasione il mio vecchio slogan assume valore ed importanza: non perdiamo l'occasione di... metterci in vetrina.


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